comune di piacenza


La Storia

La Città di Piacenza sorge sulla riva sud del fiume Po. Alcuni ritrovamenti archeologici attestano che i primi insediamenti risalgono all’età del bronzo e della pietra, come insediamento di popolazioni celtiche e popolazioni liguri insediate nei crinali appenninici della provincia. Nel 218 a.C. sono i Romani a fondare una città-fortezza, Placentia, “luogo che piace” come avamposto militare contro le invasioni dei Galli, insieme alla gemella città di Cremona sulla sponda opposta del Po, noto con il nome antico di Fiume Padus, importante canale navigabile per il popolo romano. La pianta di Piacenza romana si basa sullo schema tipico di fondazione urbana del “castrum” quadrato, impostato sui due assi principali ortogonali di cardine e decumano (le vie principali d’accesso alla città) e costituito da un reticolo di vie parallele alle due principiali direttrici. Placentia risulta essere una delle colonie romane più antiche dell’Italia settentrionale.
Nel 187 a.C. fa capo qui la Via Aemilia, importante via di comunicazione che collega la città a Rimini, voluta dal console romano Marco Emilio Lepido, altra importante via di collegamento antica è la Via Postumia che portava alla costa genovese e sulle vie del sale.
Dopo il declino e la caduta imperiale antica nel periodo medievale la città viene devastata dalle invasioni barbariche e subisce il dominio bizantino e gotico. Diviene in seguito capoluogo di un ducato longobardo e successivamente passa sotto il governo dei vescovi. A partire dal IX secolo, Piacenza vede la sua crescita economica, grazie alla sua posizione strategica. Toccata inoltre dalla Via Francigena, importante via di comunicazione per pellegrini che da Santiago di Compostela nel nord della Spagna, dove sono conservate le reliquie dell’apostolo Giacomo, tramite il sud della Francia porta a Roma, dove vi sono le spoglie degli apostoli Pietro e Paolo. La città assiste al passaggio di numerosissimi pellegrini ed anche di mercanti e non mancano ulteriori scambi culturali e commerciali con l’oltralpe. Nel 1126 diventa libero comune e sempre in questi anni, la città aderisce alla Lega Lombarda contro il Barbarossa che firma, nell’attuale Chiesa di Sant’Antonino, gli accordi per la Pace di Costanza (1183). Dopo il crac dei banchieri e dell’impoverimento delle arti e mestieri il comune di Piacenza, progressivamente si indebolisce cadendo alla fine del ‘200 primi ‘300, sotto il governo delle signorie.
Si susseguono alla guida del territorio, importanti dinastie nobiliari come gli Scotti ed i Pallavicino, ed in seguito le famiglie milanesi dei Visconti e degli Sforza. Piacenza passa anche sotto il dominio francese dagli esordi del ‘500 fino al 1521. Nel 1545 il dominio papale di Papa Paolo III, Alessandro Farnese, costituisce il Ducato di Parma e Piacenza assegnandolo con politica nepotistica al figlio Pier Luigi, gli eredi Farnese governeranno la città fino al 1731. Con l’ultimo duca Francesco si estingue la casata farnesiana senza eredi maschi, Piacenza passa dapprima nelle mani dei Borbone, legittimi eredi del ducato di Parma e Piacenza come i figli di Elisabetta Farnese regina di Spagna in sposa a Filippo V di Borbone, per poi venire occupata dalle truppe di Napoleone Bonaparte, la cui dominazione dura 14 anni. Smembrato l’impero napoleonico con il congresso di Vienna, nel 1815 il Ducato di Parma e Piacenza viene assegnato a Maria Luigia Asburgo, detta d’Austria. La duchessa, ex moglie di Bonaparte, riesce a dare alla città oltre ad una ottimo governo amministrativo un forte impulso artistico e culturale, essendo particolarmente amata dal popolo piacentino. Successivamente Piacenza cade sotto il dominio austriaco; nel 1848 si unisce con plebiscito popolare al Regno di Sardegna e le truppe austriache abbandonano la città. E’ la prima città italiana ad annettersi con libera volontà popolare a quello che sarà in seguito il Regno d’Italia, per questo motivo Piacenza è chiamata “la primogenita”. Dal XIX secolo la città vede sorgere le prime industrie, e il ceto operaio contribuisce all’avvio di una primordiale attività economica. Le due guerre mondiali provocano nella città pesanti devastazioni e un gran numero di caduti: più di 600 nel primo conflitto e oltre 4000 (compresi i dispersi) nel secondo. Il 28 aprile 1945 le brigate partigiane liberano la città dagli occupanti tedeschi. Negli anni ’50 la città assiste ad un profondo e continuo sviluppo economico ed industriale e ad un notevole aumento della popolazione. Nel 1996, il Presidente Scalfaro, conferisce alla città di Piacenza la medaglia d’oro al valor civile.

Da vedere

Durante il periodo medievale, Piacenza fu una delle città più importanti dell’Italia Settentrionale. È in questo periodo che vengono costruiti i monumenti più rappresentativi della città. Prima fra tutti Piazza Cavalli, così chiamata a seguito della presenza ai lati, di due splendide statue equestri barocche rappresentanti, l’una, Ranuccio I (1620) e l’altra, quella a sinistra, Alessandro Farnese, padre di Ranuccio (1625) opere di bronzo di Francesco Mochi. È qui che sorge il Palazzo Gotico o Comunale, voluto da Alberto Scoto per ospitare la sede governativa. Costruito nel 1281, la sua realizzazione rappresenta solo un quarto del progetto iniziale. L’edificio fonde due diversi stili: quello romanico della struttura e quello lombardo-gotico delle arcate. Particolarmente interessante e piacevole l’accostamento del basamento con loggiato in marmo, con il piano superiore in cotto destinato ad ospitare la sala consiliare. Il piano terra si compone di cinque arcate a sesto acuto, sopra le quali sono allineate le aperture delle sei finestre a tutto sesto, in maggioranza trifore con una quadrifora, particolarmente pregiate per i ricchi decori tipici padani. In una nicchia del piano superiore sotto la merlatura, è situata la copia della Madonna col Bambino, probabilmente scolpita dal noto scultore romanico emiliano Benedetto Antelami (l’originale è conservata al Museo Civico). La torretta centrale lascia spazio ad un campana, che veniva utilizzata per radunare la popolazione nelle grandi occasioni o in caso di emergenza. Il salone interno al piano, costituito da un soffitto in legno con architravi e decori pittoreschi ed affreschi, è opera di artisti neogotici dal gusto romantico, oggi è agibile e destinato a mostre ed esposizioni artistiche.
Poco lontano da uno dei palazzi comunali medievali più imponenti e belli d’Italia, è posta la chiesa di San Francesco, voluta da Umbertino Landi. Costruita fra il 1278 e il 1363, la basilica sposa lo stile gotico d’oltralpe, con l’interno a tre navate ed il deambulatorio, delle cappelle radiali intorno all’altare, tipiche dei coro gotici francesi. Tale influsso è probabilmente dovuto ai collegamenti culturali della via di pellegrinaggio, detta la Via Francigena. L’ interno custodisce lapidi di uomini illustri, sculture e affreschi, ed un barocco compianto del Cristo morto di Domenico Reti. La facciata di San Francesco, in cotto presenta due contrafforti, il rosone, cuspidi e guglie. Il lato destro lascia intravedere il porticato dell’antico chiostro. Sopra al portale centrale quattrocentesco, vi è posta una lunetta rappresentante le stigmate di San Francesco.
Percorrendo la centrale via XX Settembre si giunge in Piazza Duomo, al centro della quale si nota una colonna di granito con alla sommità la statua in bronzo dell’Immacolata. È qui che sorge l’antica cattedrale di Piacenza, dedicata all’Assunta, costruita tra il 1122 e il 1233. La facciata a capanna in marmo rosa e arenaria, si presenta con due contrafforti in altezza, per scaricare i pesi, e un grande rosone con tre protiri decorati con capitelli, su cariatidi e telamoni posti a coronamento di tre portali, con architravi scolpite a rilievo dallo scultore romanico, Niccolo da Ferrara. Sul lato sinistro si eleva il campanile in cotto alto 67 metri, sulla cui sommità domina la scultura raffigurante un angelo in rame dorato, conosciuto dai piacentini come “l’Angilon”, opera di oreficeria dello scultore ed architetto medievale Pietro Vago, simbolo della città. L’interno a croce latina si compone di tre navate e ventisei pilastri cruciformi in granito che sorreggono archi a tutto sesto, al pano superiore vi sono i matronei. Molteplici sono gli affreschi e le sculture presenti, particolarmente degni nota gli affreschi della cupola a spicchi di opera del pittore del ‘600 Gioavanni Francesco Barbieri, detto il Guercino. Sopra l’altare maggiore vi è anche una pregevole opera di scultura ed oreficeria gotica, e gli affreschi dei pittori bolognesi del ‘600 di Ludovico Carracci.
Imboccando via Chiapponi si raggiunge la bellissima basilica di Sant’Antonino sita nell’omonima piazza. La chiesa fu dedicata al patrono della città, le cui spoglie sono custodite in un’urna sotto l’altare maggiore. Fu la prima cattedrale della città, con annesso capitolo. Costruita dapprima nel IV secolo, venne successivamente distrutta durante le invasioni barbariche e in seguito ricostruita. Nel tempo subì diverse trasformazioni: venne allungata la facciata fino ad incorporare il battistero che venne a sua volta alzato fino a diventare torre campanaria. La bellissima torre ottagonale a lanterna romanica è uno dei simboli della città di Piacenza, si alza all’incrocio delle navate con il transetto, ed all’esterno è mossa da una serie di bifore. Nel 1450 venne costruito sul lato nord da Pietro Vago un atrio chiamato Portico del Paradiso formato da un grande arco ogivale. L’interno a tre navate conserva dipinti e affreschi, in particolare nell’altare barocco vi è un ciclo di affreschi dedicati alle storie del cavaliere Antonino, santo patrono piacentino. Annesso alla chiesa vi si trova un Museo che ospita dipinti, antiche pergamene, argenterie del Capitolo della antica cattedrale.
Non lontano da piazza Duomo, troviamo la basilica di San Savino. Una prima costruzione dell’edificio ecclesiastico risale all’inizio del IX secolo, ma in seguito alle devastazioni barbariche, venne ricostruito nel 1107 per merito del vescovo Sigifredo, e dedicato a San Savino, discepolo di sant’Ambrogio a Milano. Il suo interno è a tre navate suddivise da pilastri cruciformi con particolari capitelli decorati con intrecci e simboli zoomorfi in pietra. Due preziosi mosaici a tarsie bianche e nere vengono qui conservati: l’uno, rappresentante il Tempo che scorre incessantemente, si trova nel presbiterio, l’altro raffigurante i mesi abbinati ai segni zodiacali del ciclo agrolunare, trova posto nella cripta. All’interno della basilica si trova anche un pregiato crocifisso ligneo del X sec.
Di stile romanico anche la basilica di Sant’Eufemia eretta nel XI secolo. Caratterizzata dalla facciata a capanna in laterizio, costituita da un ampio portico. L’interno a tre navate conserva resti di affreschi quattrocenteschi.
In Piazza Borgo, la chiesa di Santa Brigida risale al XII secolo. È impostata su uno schema a croce latina con tre navate.
All’interno di questo percorso storico, sono da ricordare anche la chiesa di San Donnino in stile romanico-lombardo, la chiesa di Sant’Ilario, costruita fra il 1100 a il 1200 con un’unica navata, e la chiesa di San Giovanni in Canale, chiesa gotica domenicana che possiede al suo interno numerosi monumenti sepolcrali, fra cui una tomba cinquecentesca; una delle cappelle laterali è in stile neoclassico con tele del noto pittore piacentino Gaspare Landi e di Vincenzo Camuccini.
Rinascimento

Tipico esempio di arte rinascimentale è la splendida chiesa di Santa Maria di Campagna costruita tra il 1522 e il 1528, per merito dell’architetto piacentino Alessio Tramello. Sita nel piazzale delle Crociate, dove nel 1095 Papa Urbano II bandì la prima crociata, la chiesa fu costruita dove antecedentemente sorgeva una cappella che custodiva la statua lignea della Madonna della Campagnola, ospitata oggi sull’altare maggiore. Con una facciata dai tratti semplici ed essenziali, la costruzione si compone di pianta centrale, con transetti con cappelle laterali cupolate, e al centro si trova la grande cupola affrescata, nascosta all’esterno dal tiburio ottagonale con lanterna. L’interno è ricco di splendidi affreschi e di dipinti di gran pregio di scuola rinascimentale e barocca: spiccano fra gli altri alcuni affreschi del pittore cinquecentesco veneto, Antonio Sacchi detto il Pordenone, dislocati nella cupola e nelle cappelle dedicate alle storie di Santa Caterina di Alessandria, la natività della Vergine e l’Adorazione dei pastori e dei Magi. Presenti anche opere di Bernardino Gatti detto il Sojaro, il Guercino, Bernardino Campi, Galeazzo, Camillo Procaccino, il Malosso, Ignazio Stern, Antonio Avanzini, Robert De Longe e dei fratelli Galli Bibiena.
Altra costruzione di epoca rinascimentale è la chiesa di San Sepolcro, anch’essa progettata da Alessio Tramello. Costruita fra il 1513 e il 1534 fu adibita a ricovero ospedaliero nel periodo napoleonico e riaperta al culto nel 1903. Si presenta con la facciata in cotto e l’interno, a croce latina si compone di tre navate, transetti, volte a crociera e a botte.
Anche la chiesa di San Sisto fa parte del ricco patrimonio rinascimentale storico-artistico della città, come prima opera architettonica piacentina di Alessio Tramello, l’edificio risale infatti al 1499-1511. La facciata, con quadriportico d’accesso, si compone di colonne presenti nella parte inferiore, mentre nella parte superiore troviamo nicchie con statue di santi, affiancate da lesene. Il suo interno arioso a croce latina con doppio transetto, è a tre navate voltate a botte e a crociera, che si collegano ad una serie di cappelle laterali, tanto da far sembrare l’interno dell’edificio a cinque navate. Sul fondo dell’altare spicca la grande cornice barocca dorata che custodisce la copia della “Madonna Sistina” di Raffaello (l’originale si trova a Dresda). Presenti nell’altare un decorato coro ligneo a tarsie rinascimentale di Bartolomeo Spinelli e Gian Pietro Pambianchi da Colorno. Pregevoli dipinti nel retro dell’altare e nel resto della basilica di Camillo Procaccini, Giovanni Battista Pittoni, Jacopo Palma il Giovane e Vincenzo ed Antonio Campi e Bernardino Zacchetti. L’interno di San Sisto custodisce anche la cappella con il monumento sepolcrale in marmo di Margherita d’Austria, figlia naturale di Carlo V e moglie del duca di Parma e Piacenza Ottavio Farnese. Il monumento fu costruito dal 1587 al 1600 dagli scultori Moschino, Molinari, Bergamino e Torbati.
Ampio spazio va dato a una delle più importanti costruzioni di Piacenza. il Palazzo Farnese, nato proprio per volontà di Margherita d’Austria, in sposa ad Ottavio Farnese, proprio dove sorgeva la Cittadella viscontea del ‘300. Fu dapprima (1558) l’architetto urbinate Francesco Paciotti ad occuparsi del progetto, che poi venne continuato da Jacopo Barozzi detto il Vignola (1564) chiamato dai cantieri Farnesiani di Roma. La costruzione visibile del palazzo con loggiati e cortile interno, e gli ordini classici delle finestre e delle cornici marcapiano, non è altro che la realizzazione di metà del grandioso progetto dell’architetto Vignola. Estinta la dinastia dei Farnese, l’edificio divenne possedimento di Carlo di Borbone, il quale, divenuto re di Napoli, trasferì lì quadri e arredi del palazzo piacentino. Particolarmente pregiati all’interno del palazzo di Piacenza, le sale dei “fasti farnesiani”, con decorazioni e dipinti barocchi dedicati alla glorificazione della famiglia Farnese. Il palazzo venne in seguito saccheggiato dalle truppe napoleoniche e durante la seconda guerra mondiale venne utilizzato come rifugio dai senza tetto. Nel 1965 iniziò il restauro, per adibire l’edificio a museo per ospitare collezioni storico-artistiche della città di Piacenza. Nel corso degli anni vennero sono state restituite parti delle collezioni Farnesiane piacentine trasferite a Napoli.
Il Palazzo Farnese di Piacenza è costituito da tre piani oltre al seminterrato. La sua imponente facciata cinquecentesca, sulle stile dei palazzi romani rinascimentali, si affaccia lungo via Cavour, con grandi finestre timpanate di marmo e cornici marcapiano, mentre l’ingresso principale si presenta affiancato alla cittadella medievale viscontea, a causa della mancata realizzazione dei lavori del progetto iniziale di Vignola. Passato il ponte levatoio si accede al cortile interno composto da nicchie e da loggiati classicheggianti di archi a pieno sesto. Il cortile introduce alla gradinata d’ingresso, dove un prezioso cancello in ferro battuto del ‘600 con gigli farnesiani e corona ducale, segna l’accesso allo scalone d’onore per salire al piano nobile del palazzo, dove sono collocate la pinacoteca e l’ottagonale cappella ducale.
La Cappella, oggi utilizzata come sala convegni, ha curiose superfici a tratti piane e a tratti concave. Il tamburo è decorato da fregi in stucco. Sul presbiterio sono presenti due balconi che un tempo ospitavano musici e cantori, ma adibiti anche come sede per l’organo.
Al piano seminterrato, originariamente destinato ai servizi del palazzo cinquecentesco, sono situate le sale del Museo Archeologico, fondato nel 1885, che è diviso in due sezioni: la prima chiamata “La prima pietra”, riguarda l’esposizione di materiali e ricostruzioni di ambienti risalenti dal periodo Paleolitico al Neolitico. Dedicata alle fasi più antiche della preistoria da 100.000 anni fa alla metà del IV millennio a.c. , sono contenuti all’interno della prima sezione reperti rivenuti nella fascia precollinare della provincia di Piacenza, di particolare interesse sono manufatti in diaspro delle officine litiche del monte Lama. Sono conservati numerosi strumenti delle prime comunità stanziali, degne di particolare interesse sono le ceramiche degli insediamenti neolitici di Casa Gazza, Groppo di Vaccarezza e Sant’Andrea di Travo in Val Trebbia. In particolare i reperti di Casa Gazza sono tra i più significativi dell’Italia Settentrionale. E’ conservata anche la collezione di reperti del periodo preromano di Bernardo Pallastrelli. La seconda sezione, “Dal fuoco al metallo”, espone manufatti riallaccianti all’età del Rame e del Bronzo, sono esposti reperti degli insediamenti piacentini di Rovere di Caorso, Colmare di Versano, Castelnuovo Fogliani e Montata dell’Orto. Particolarmente significative sono le spade dell’età del bronzo, tra cui due splendidi pugnali. In posizione isolata è custodito il fegato etrusco, rinvenuto nel 1877 a Settima di Gossolengo, rara testimonianza delle pratiche religiose etrusche.
Nelle sale 10, 11, 12, 13, 14, troviamo un’esposizione di sculture. Nelle prime tre sale sono presenti sculture, epigrafi e stemmi medievali della scuola romanica di scultura denominata “la scuola di Piacenza”. Spiccano nella sala 10 i due altorilievi in marmo dei Profeti Davide ed Ezechiele, e nella sala 11 la Madonna col Bambino di Benedetto Antelami originariamente collocata in una nicchia di Palazzo Gotico. La sala 12 è adibita alle lastre epigrafi con gli stemmi araldici di famiglie nobili piacentine. Le ultime due sale ospitano sculture risalenti dal XV al XVIII secolo. Disposti nella sala 13 gli interessanti cinque tondi a rilievo rinascimentali, rappresentanti alcuni apostoli, provenienti dai chiostri di San Sepolcro, e la statua lignea barocca di Sant’Agostino. All’interno della sala 14 sono in esposizione colonne, capitelli, mensoloni, provenienti dalla Cattedrale di Piacenza.
La sala 15 espone le armi antiche, con oltre 400 pezzi provenienti dalla collezione ottocentesca donata dalla nobile famiglia piacentina Gazzola ai musei, tra cui da sottolineare è la pregiata armatura rinascimentale decorata della manifattura di Pompeo della Cesa. Sono presenti armature, divise copricapo, elmetti da cavallo, guanti da presa per afferrare le spade degli avversari durante i duelli, scudi, armi bianche come spade, fioretti e armi orientali. Presente anche una collezione di alabarde, armi in asta e armi da fuoco.
Nel piano rialzato si trovano quattro sale ornate a stucco da decoratori cremonesi negli anni 1685-1688, dette dei Fasti Farnesiani. Nelle sale 5, 7, 8, compaiono dipinti dedicati ad Alessandro Farnese, commissionati da Ranuccio II nel 1685 al pittore genovese Giovanni Evangelista Draghi, mentre nella sala 6 sono presenti opere celebranti Papa Paolo III con il ciclo di tele, del noto pittore veneto Sebastiano Ricci.
Al primo piano si trova la Pinacoteca, che comprende opere provenienti da chiese piacentine e dalla collezione privata dei palazzi della famiglia Farnese. In una prima sala sono visibili coppie di ante d’organo, con “Davide ed Isaia” del pittore rinascimentale, allievo di Raffaello, Camillo Boccaccino, provenienti dalla basilica di Santa Maria di Campagna, e le ante dipinte con “Salomone e la Regina di Saba” del pittore bolognese del ‘600 Domenico Ferrante insieme a diversi dipinti su tela risalenti al periodo compreso tra la fine del XVI secolo e la prima metà del XVII secolo. Nella seconda sala sono ospitati dipinti del XVII sec di scuola genovese, milanese e fiamminga. In uno spazio adiacente è esposto il tondo di Sandro Botticelli, raffigurante “la Madonna adorante il Bambino con San Giovannino”. La Sala del Trono ospita imponenti opere di battaglie e tempeste marine farnesiane, dei pittori di corte Vincenzo Monti, detto il Brescianino, del Tempesta e due capolavori di tema biblico di Ilario Spolverini. Tre sale (21-22-23) custodiscono le grandi tele dedicate ai Fasti di Elisabetta Farnese, del pittore di corte settecentesco Ilario Spolverini, su stralci della vita della duchessa con vedute storiche come ad esempio il corteo di Elisabetta in partenza per le nozze in Spagna con Filippo V con dignitari ed ambasciatori. Vi sono anche alcuni dipinti di battaglie. Due salette espongono alcune opere neoclassiche del Settecento e del primo Ottocento, di Gaspare Landi, Vigagnoni e Toncini.
La collezione di Vetri e Ceramiche si divide in quattro sezioni che uniscono reperti provenienti da raccolte private a ritrovamenti di lavori di scavo: il nucleo più pregevole della collezione comprende vari pezzi databili tra il XVI ed il XVII sec, ed è costituito da ceramiche della raccolta del piacentino Pietro Agnelli, formate durante la sua permanenza tra Venezia ed Ancona, un’altra sezione espone diversi oggetti smaltati, un nucleo comprende materiale vario composto da materiali poveri, ritrovati nel Palazzo stesso, e il quarto nucleo ospita porcellane preziose. Tra le ceramiche si possono ammirare la lampade traforata, ad uso liturgico, con la tipologia dei bianchi di Faenza del XVII sec. ed una zuppiera ovale del XVIII sec. modellata a cartigli e volute con decorazioni floreali policrome. Vi sono anche porcellane orientali dalle tonalità varianti dal rosa,verde,blu databili intorno al XVIII sec.
Il conosciuto e prestigioso Museo delle Carrozze trova spazio nei locali sotterranei del Palazzo Farnese ed è agibile al pubblico. Ospita 40 esemplari della collezione della prima metà del secolo del Conte Dionigi Barattieri donata al comune di Piacenza a cui si sono aggiunti altri importanti esemplari. Le carrozze più pregiate sono le eleganti berline decorate di gala del XVIII sec. e quattro berline da viaggio del XIX sec. E’conservata nel museo anche una berlina di Gran gala, realizzata nel 1879 dal carrozziere Cesare Sala di Milano per il re d’Italia, con cassa decorata e lo stemma Savoia sulle portiere in bronzo, e raffinate tappezzerie interne. L’esposizione prosegue con altri modelli di carrozze tra cui diversi Stages, un raro esemplare di Hansom-Cab, un raffinato Calèche-Barouche, una carrozza Spyder, portantine, un carro funebre, un carro da pompiere, un carro siciliano ed anche carrozzelle per neonati con esemplari del XVII e XIX sec.
Il Museo del Risorgimento si trova nell’ala sud dello storico edificio, nel piano ammezzato raccoglie diversi materiali risalenti al 1848-49 e il 1859-61, tra cui documenti, giornali, libri, cimeli, bandiere, copricapo, uniformi, medaglie e monete appartenenti ai movimenti risorgimentali piacentini. Di spicco e notevole valore è la lettera scritta da Garibaldi, con cui ringrazia per una somma di denaro versata a favore della marina italiana.

Dal Barocco all’800

I monumenti simbolo di Piacenza appartenenti al periodo barocco sono le statue equestri di Piazza Cavalli, pregevoli opere dello scultore Francesco Mochi da Montevarchi, rappresentanti i duchi Alessandro e Ranuccio Farnese, per la bellezza del movimento delle sculture e ricchezza di dettaglio sono state paragonate alla scultura francese dedicata al re sole Luigi XIV. Entrambe le bronzee sculture poggiano su basi di marmo bianco ornate da putti reggistemma e da bassorilievi di bronzo in stacciato con le storie delle imprese militari nelle Fiandre del condottiero Alessandro Farnese e delle virtù del buongoverno di Ranuccio Farnese. Sempre sulla piazza principale, si affacciano due palazzi: quello a sinistra è Palazzo dei Mercanti con i tre ordini classici e loggiato al pian terreno, sede un tempo del Collegio dei Mercanti, mentre di fronte si trova il Palazzo del Governatore, costruito tra il 1787 e il 1790, per opera dell’architetto Lotario Tomba, sulla cui facciata con torretta centrale e due torrette laterali, spicca una meridiana. Vi sono statue di coronamento della facciata rappresentanti le antiche divinità olimpiche. All’interno del palazzo del governatore si trova una galleria, detta della borsa. In via Carducci accanto alla biblioteca, sull’angolo con via Roma si incontra la chiesa di San Pietro dalla decorata facciata barocca, costruita sulla fine del ‘500 ospitò nel ‘600 e ‘700 il collegio dei Gesuiti, con l’interno a tre navate ricche decorazioni conserva l’altare in marmi policromi della cappella della Madonna del Popolo della Cattedrale e dipinti di Ercole Graziani e Robert De Longe. In via del Consiglio, a fianco della chiesa di San Lorenzo, si trova Palazzo di Madama Margherita De’ Medici costruito nel 1658 e destinato a dogana e a carcere. In via delle Benedettine troviamo la chiesa delle Benedettine, eretta nella seconda metà del XVII secolo e voluta da Ranuccio II. Dapprima adibita a magazzino militare è stata ultimamente restaurata. La cupola al suo interno, è ricca di affreschi. Lungo il Corso Vittorio Emanuele si incontra la chiesa di Santa Teresa del Carmelo, costruita nel 1650. Al suo interno, ad una sola navata, sono conservati affreschi e tele , tra cui alcune di Robert De Longe e Giacomo Ceruti. Sempre lungo la via più centrale della città, si raggiunge la chiesa di San Raimondo dalla tipica facciata barocca a linee curve, come pure il suo interno a pianta ellittica, conserva statue del ‘700 in nicchie, opere di Gherardi. Sullo Stradone Farnese si incontrano la chiesa e il Convento di San Carlo, costruito nel 1617 come sede delle Cappuccine, e oggi adibito alla preparazione dei missionari. Tra via A. Genocchi e via Gregorio X, si trova la chiesa di Santa Margherita e l’oratorio di San Cristoforo, detto anche “della morte” per la presenza passata di una congregazione che prestava assistenza durante i riti funebri. Via San Bartolomeo ospita la chiesa di San Bartolomeo, retta nella seconda metà del XVII secolo dall’architetto Croce. La facciata è in cotto e l’interno è a croce greca.
Girando per la città è facile incontrare storici palazzi dai sontuosi giardini, a testimonianza della fiorente attività edilizia caratterizzante il periodo Illuminista. In via Carducci, al n° 7 si incontra il Palazzo Ferrari-Sacchini, costruzione seicentesca che ospita affreschi di De Longe. In via Roma troviamo diverse costruzioni, tra cui il Palazzo Costa la cui facciata è adorna di eleganti stucchi e pregevoli ferri battuti. Degno nota nel cortile e giardino interno è lo scalone che permette l’accesso al primo piano, con nicchie, statue e soffitto decorato opera del ‘600 dal bolognese Ferdinando Galli Bibbiena. Percorrendo Via Roma si incontrano anche Palazzo Maruffi, con la sua facciata in cotto, e il grande Palazzo Anguissola da Grazzano, imponente costruzione a tre piani di Cosimo Morelli. Al suo interno, un ampio salone decorato con un imponente scalone d’onore con soffitto affrescato. Principalmente affacciato su via Verdi, poco lontano dal teatro, è il seicentesco Palazzo Malvicini Fontana da Nibbiano con pianta trapezioidale, la cosiddetta veduta d’angolo scenografica, con il pregevole porticato interno e lo scalone.
Al civico 31 di via San Siro troviamo il Palazzo Radini Tedeschi con l’imponente scalone di Cervini, giudicato uno dei più interessanti della città. In via Mandelli si può incontrare l’imponente Palazzo Mandelli, costruzione settecentesca ricche di decorazioni esterne, con balconate centrale e balconcini d’angolo con colonna, finestre ornate con mascheroni. Le sale interne sono sede della Banca d’Italia, tra cui spiccano l’ampio atrio e il maestoso scalone. In via Borghetto è sito il Palazzo Caracciolo, con un prezioso frontale in cotto e il giardino interno. In via Poggiali 24 troviamo il Palazzo Paveri Fontana, sede di sfarzose feste dell’epoca. Al n° 48 di via Taverna ha sede il Palazzo Scotti di Castelbosco, con l’ampio cortile con loggiato e il salone affrescati con dipinti ritraenti vedute del Golfo di Napoli e di Istambul. In via Garibaldi 24 c’è Palazzo Mischi, realizzato all’inizio del XVII secolo. Al suo interno, l’ampio cortile quadrato con colonnato, pavimentato con ciottoli a formare disegni floreali. In via Borghetto 33 si trova Palazzo Landi di Chiavenna, con due cortili in comunicazione con uno spazio verde interno. Risalendo in piazza Sant’Antonino incontriamo Palazzo Marazzani Visconti, con un interessante portale e il cancello in ferro battuto di Luigi Tansini. Proseguendo per via Scalabrini, al n° 67 si affaccia il Palazzo del Seminario Vescovile voluto nel 1575 dal vescovo Burali. Nel suo ingresso compare lo stemma vescovile e in una nicchia è posto il busto della Vergine. Da piazza duomo a piazza Sant’Antonino si apre la vista del Teatro Municipale Verdi è uno dei più eleganti teatri d’Italia. L’edificio, ad opera dell’architetto Lotario Tomba, è stato costruito nel 1804 sul preesistente edificio patrizio Landi Pietra. La facciata, risalente al 1830, è in stile neoclassico ricorda in parte la scala di Milano, con duplice porticato coperto per il passaggio delle carrozze, sovrastato da terrazze a balaustra. Al piano superiore la balconata è caratterizzata da un colonnato ionico racchiuso da una facciata timpanata. L’autore delle preziose decorazioni interne, con pregiati rilievi dorati, fu Alessandro Sanquirico. All’interno del teatro si trova l’omonimo museo che raccoglie una cospicua raccolta di autografi, spartiti, libretti, strumenti musicali. Poco lontano dal teatro municipale nella centrale via San Siro, come esempio di arte ottocentesca con tutte le sue correnti artistiche, vi è la collezione di dipinti, sculture e disegni della Galleria Ricci Oddi, che raccoglie tutti i più grandi artisti del panorama italiano dell’ ‘800 e della prima metà del ‘900, della collezione donata al comune dal nobile piacentino Giuseppe Ricci Oddi (1868-1937).
Nella frazione di San Lazzaro, fuori dal centro storico di Piacenza, da non dimenticare è il Palazzo del Collegio Alberoni, costruito dal cardinale Giulio Alberoni, primo ministro in Spagna al servizio della regina Elisabetta Farnese dopo il 1714. Il palazzo a forma di quadrilatero con cortile interno fu costruito come seminario a partire del 1732 a tre piani con 90 per 72 metri in pianta, dopo il conflitto franco-ispanico il palazzo subì le mine austriache i lavori proseguirono dopo il 1748. Di particolare pregio all’interno del palazzo sono lo scalone con colonne binate e balaustre in ferro battuto, le stanze del cardinale, il refettorio, la biblioteca con mensole di legno e tavoli a tarsie, il gabinetto di fisica, il museo di scienze naturali, l’osservatorio sismografico antico e l’osservatorio astronomico. Vi sono anche numerose aule affrescate. Sono conservati all’interno del Collegio Alberoni le sezioni del primo progetto del palazzo di F.Mazzoni. Da non dimenticare sono la collezione d’arte del cardinale con dipinti dal ‘500 al ‘700, e la collezione di arazzi, con 3 serie. La serie più pregiata è quella detta di Priamo tessuta a Bruxelles nel ‘500, vi è poi la serie del ‘600 con le storie di Enea e Didone in 8 pezzi dell’arazziere Michiel Wauters di Anversa, su cartoni di Giovanni Romanelli, e la serie del ‘600 di Alessandro Magno in 8 pezzi, di arazziere fiammingo su cartoni di Jacob Joardens.

Territorio

Le coordinate geografiche del centro di Piacenza sono latitudine Nord 45° 4’, ossia il 45° parallelo, e longitudine est di Greenwich 9°41’25”, in sintesi la città si trova a metà strada tra l’equatore ed il Polo Nord. La provincia di Piacenza è la più settentrionale e occidentale dell’Emilia Romagna, confinando con le province di Cremona, Genova, Lodi, Pavia e Parma.
Il territorio della provincia piacentina è per due terzi montuoso e la restante parte è pianeggiante. Il clima è di tipo continentale con piogge in primavera ed in autunno, qualche temporale in estate, nebbie e nevicate nella stagione invernale. La provincia si divide principalmente in quattro vallate che prendono il nome dai corsi d’acqua che le attraversano: la Valdarda, la Valnure, la Valtrebbia, e la Valtidone. Torrenti minori formano le vallate dell’Ongina, del Chiavenna, del Chero, del Riglio, e del Luretta. Tutte le valli sono tra loro collegate da comode strade. Il territorio pianeggiante della città di Piacenza è a m 61 sul livello del mare, con un’ubicazione topografica che ha favorito in ogni tempo gli scambi commerciali e culturali. La città emiliana è tra i più importanti nodi ferroviari e stradali del Nord Italia di collegamento con il resto della penisola. Le sue principali vie di comunicazione sono: le ferrovie per Milano-Nord Europa, per Bologna-Firenze-Roma (da Bologna per Rimini e Ancona), per Alessandria-Torino-Modane (Francia) che a Voghera si inserisce sulla Milano-Genova. Piacenza; le autostrade A1 autostrada del Sole, nel tratto Milano-Bologna e l’autostrada A21 detta dei vini nel tratto Torino-Cremona con la direzione Brescia. Vi sono anche importanti strade statali n 9 la Via Emilia parmense di collegamento con Milano e Bologna e la Via Emilia Pavese, la statale 10 di collegamento con Pavia, altra importante via è la statale 45 di collegamento tra Piacenza e Genova come sbocco verso il mare.
La città di Piacenza è bagnata dal Po e dal Trebbia. Il Po in provincia di Piacenza per 100 Km, da Pievetta di Castelsangiovanni a Soarza di Villanova alla foce dell’Ongina, divide a Nord la provincia di Piacenza dalla Lombardia. La larghezza del fiume nel piacentino è quasi costante con una media di 400-450 metri, la sua pendenza è di 0,20 cm per 1000 davanti alla città. Il fondo del fiume è sostanzialmente sabbioso, con ghiaia che si trova alla foce dei vari affluenti. Il paesaggio creato dal grande fiume padano è quello di ampie zone golenali ed isole fluviali, con alti muri verdi di terra degli argini per contenere le piene, accanto ai quali si affiancano ariosi pioppeti.
Buona parte della parte pianeggiante della provincia di Piacenza si estende anche lontano dal bacino del Po, ed è la parte più densamente popolata, dove sorgono i centri abitati più grandi, come i grandi agglomerati urbani di Castel San Giovanni e Fiorenzuola D’Arda, mentre quelli più piccoli sono arroccati sul crinale dell’Appennino. La parte collinare e montuosa si è originata in modo alluvionale o su sedimentazioni marine avvenute nel pliocene, con la formazione di rilievi ofiolitici, catene argillose e di marne, nate dal ritirarsi progressivo ad est dell’antico golfo marino padano, oggi noto con il nome di Mare Adriatico. La zona montuosa comprende boschi di castagno e rovere, mentre sopra i 700 mt l’alta vegetazione si compone di pini e faggi. Il paesaggio montano è ricco di percorsi d’acqua e torrenti. In particolare, a testimonianza delle glaciazioni delle ere geologiche, nella parte di alta quota della zone montuose piacentine si possono trovare anche piccoli e suggestivi laghetti, contornati da fitte aree boschive. Il paesaggio della zona collinare più bassa si presenta costellato di vigneti e di coltivazioni cerealicole. Numerose sono le aziende vitivinicole di pregiate uve bianche e rosse che danno origine alla produzione dei vini DOC dei colli piacentini. La pianura è caratterizzata da vasti terreni con abbondanza di raccolti di foraggi, cereali, colture per la produzione industriale come il pomodoro, la barbabietola ed il pisello, non mancano gli ortaggi come aglio e le cipolle e frutta con piantagioni di mele, pere e ciliegie. Nei territori pianeggianti numerosi sono gli allevamenti di bestiame. Non mancano importanti industrie, soprattutto alimentari. L’economia piacentina oltre al fiorire industriale è caratterizzata anche dalla presenza di un forte e vitalissimo artigianato ed un attività commerciale in continua espansione sui mercati italiani ed esteri con comparto di autotrasporto ai primi posti in ambito nazionale.

Informazioni Utili

Municipio
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Provincia
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Tel. 0523-7951
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E-mail: provincia@provincia.pc.it
Sito web: www.provincia.pc.it

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Piacenza Fiere
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Polizia
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Guardia di Finanza
Tel. 0523-328637

Guardia Forestale
Tel. 0523-385276

Vigili del Fuoco
Viale Dante Alighieri 108/111
Tel. 0523-607811

Soccorso Alpino
Tel. 800-848088

Ospedale Civile
Via Taverna, 49
Tel. 0523-301111

Pronto Soccorso
Tel. 0523-303039

Guardia Medica
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Croce Bianca
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Croce Rossa
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Farmacie
Informazioni turni
Tel. 0523-330033

Ente Nazionale Protezione Animali
Tel. 0523-606560

Radiotaxi
Tel. 0523-591919

Frazioni: Borghetto, Gerbido, I Vaccari, Montale, Mortizza, Mucinasso, Pittolo, Quarto, La Verza, Roncaglia, San Bonico, Vallera, Le Mose

Superficie: 118 kmq
Altitudine: 61 mt s.l.m.
Residenti: 99.011

CAP: 29100

Distanze con i maggiori centri urbani:
Piacenza-Milano 65 Km
Piacenza-Cremona 30 Km
Piacenza-Parma 55 Km
Piacenza-Bologna 150 Km